martedì 11 marzo 2014

Fukushima tre anni dopo, tra bufale e realtà nascosta


(ripropongo qui un mio testo apparso su wired.it)

fukushima agosto 2013

A tre anni dallo tsunami che devastò le coste del Giappone, ecco la situazione attuale (e le inesattezze che si leggono in giro)


Lo tsunami che devastò le coste del Giappone l'11 marzo del 2011spazzando via intere cittadine causando circa 18,000 vittime danneggiò irreparabilmente anche la centrale di Fukushima-1. Ebbe così inizio la più lunga e complessa crisi nucleare da quella di Chernobyl. Se nessuno ha perso la vita a causa delle radiazioni, il rilascio di cesio nell'ambiente ha costretto circa 100,000 persone ad abbandonare le proprie case senza prospettive che la maggior parte vi possa far ritorno. Inoltre la ua carente gestione dell'emergenza ed i conseguenti danni economici e sociali - hanno causato circa 1600 tra decessi e suicidi

Nel ricordare il terzo anniversario della tragedia che ha colpito il Giappone è possibile fare il punto sulla situazione alla centrale nucleare e la contaminazione radioattiva (qui un articolo apparso su wired lo scorso anno).

Fukushima e Chernobyl

A Fukushima la quantità materiale radioattivo disperso nell’ambiente è inferiore a  quello della centrale ucraina. Infatti le protezioni in cemento dei reattori della centrale giapponese sono ancora intatti, dato che l’esplosione ha interessato le mura esterne degli edifici; il reattore di Chernobyl è invece stato scoperchiato dall'esplosione.
Strutture in cemento armato proteggono ora nuovamente i quattro edifici danneggiati di Fukushima. Al momento non è possibile avvicinarsi ai reattori 1,2 e 3 per l'enorme quantità di radioattività, ma il 20% delle barre di combustibile è già stato rimosso dalla piscina del reattore 4. Per la completa messa in sicurezza dei reattori saranno comunque necessari almeno altri 30 anni.


Contaminazione ambientale e firma di Fukushima


Fuori della regione di esclusione vicina alla centrale,la radioattività ambientale è pari a quella di Roma che poggia su rocce vulcaniche ricche di radon e torio. Tokyo ha un fondo radioattivo pari alla metà di quello romano. Tuttavia la presenza di cesio radioattivo è chiaramente rivelabile nella regione di Fukushima, soprattutto negli hotspots dove il defluire dell’acqua raccoglie e concentra il cesio. In assenza di azioni concrete da parte del governo, nei mesi successivi al rilascio, associazioni di cittadini e genitori hanno rimosso la parte di suolo contaminato da parchi e giardini pubblici e scuole.  
La contaminazione di Fukushima ha una 'firma'caratteristica, che la distingue da quella di Chernobyl e delle esplosioni nucleari degli anni 50: è composta per metà di cesio 137 e per metà di cesio 134. Se il primo isotopo ha un tempo di dimezzamento di 30 anni (ossia ogni trenta anni ne sparisce la metà), il secondo ha un tempo di dimezzamento di due anni . Grazie a questa fortunata circostanza ci si può attendere per l'anno prossimo che la radiazione ambientale si sarà ridotta a poco più del 50%, e dovuto al  solo contributo del cesio 137, che – se non rimosso - resterà però nell'ambiente per i prossimi decenni.

Acqua contaminata.

A complicare le operazioni di messa in sicurezza della centrale vi sono le continue perdite di acqua immagazzinata nelle centinaia di contenitori. L'acqua non pone un rischio immediato come la messa in sicurezza dei reattori e dello svuotamento della piscina del reattore 4.
L’acqua contaminata proviene sia da perdite nei serbatoi in acciaio in cui è stata stoccata, che da contaminazione nel terreno. Il materiale radioattivo disperso nel Pacifico ammonta a 20,000 miliardi di Bq. 
Per quanto gravi siano i danni alle coste della regione di Fukushima, dove le perdite continue impediscono di tornare a pescare, l’acqua radioattiva si disperde poi nell’oceano Pacifico, vasto circa un terzo della superficie terrestre e profondo in media 4 km. Qualunque notizia di oceani contaminati radiazione che giunge sino in America e sciocchezze varie è pertanto priva di ogni fondamento: l’aumento di radioattività nell’oceano è trascurabile ed inferiore alla radioattività del Carbonio 14 e Potassio 40 disciolte nel mare. Anche considerando solo la regione prospiciente la costa nord-est del Giappone, le perdite da Fukushima costituiscono meno di una parte su 100,000 della radioattività già presente in natura. Se consideriamo tutto il Pacifico si tratta di meno di una parte su 100 milioni, una vera goccia nell’oceano.
In ogni caso i tonni del pacifico possono stare tranquilli: nell'Atlantico sono affondati 6 sottomarini nucleari senza che i loro reattori nucleari contaminassero le acque del nord Europa o che nessuno si preoccupasse per la sorte dei merluzzi che si pescano in quelle zone.  


Il cibo di Fukushima è radioattivo.

Anche il corpo umano , come quello di ogni essere vivente, è radioattivo, emettendo soprattutto raggi gamma provenienti dal decadimento del potassio 40.
Il governo giapponese ha abbassato, nell'aprile 2012,la soglia di sicurezza a 100 Bq/kq (ossia ammette un massimo di 100 decadimenti di cesio al secondo in un kg di cibo). Precedentemente la soglia era pari a 500 Bq/kg. Questo valore risulta eccessivamente restrittivo, soprattutto se confrontato con l'attività di prodotti come le banane (125 Bq/kg) e le noci del brasile (600 Bq/kg di potassio 40 che fa male né più né meno come il cesio). Prima dell'incidente di Fukushima, l'Europa aveva una soglia di 1250 Bq/kg prima,abbassata  poi a a 100 Bq/kg per il cibo proveniente dal Giappone e 600 per quello proveniente da altri paesi (valori per cibi non per neonati). Indipendentemente dalla reale contaminazione del cibo, nei primi mesi dopo l’incidente grandi quantità di prodotti in Giappone sono stati rispediti al mittente senza che vi fosse alcun rischio. Paradossalmente anche prodotti  provenienti dall'Europa sono stati rimandato indietro perché al di sopra dei limiti consentiti in Giappone. Tra questi il caso della marmellata di mirtilli provenienti dalla Bulgaria e contenente piccole quantità di cesio 137 di Chernobyl.
Abbassare le soglie della radiazione senza un reale riscontro medico e biologico implica dei costi enormi e nessun beneficio. Test che richiedono più tempo e strumenti più sensibili per misurare quantità microscopiche di radioattività, quantità di cibo scartato, suicidi tra gli agricoltori che non possono vendere il cibo perché "irrimediabilmente contaminato" secondo la legge ma con meno radiazione delle già citate banane

Inoltre, la mancanza di fiducia dei consumatori, alimentata da una pessima gestione dell'emergenza da parte dei governi giapponesi, fa sì che tutto il cibo proveniente dalla regione di Fukushima sia evitato.
tsunamiwave
Spacciata per la radiazione nel Pacifico, questa mappa della Noaa rappresenta l’altezza delle onde dello tsunami. Le unità di misura (in cm) sono sulla scala posta a destra, spesso opportunamente tagliata per falsificarne il significato.


lunedì 10 marzo 2014

Grikon a 95 centesimi su Amazon


Solo sino a domenica 16 (23:59 ora di Roma), Grikon è disponibile in formato Kindle  su Amazon al prezzo speciale di 95 centesimi!
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Grikon 対 闇星鬼




La quotidiana mediocrità degli studi di Adriano in Giappone è interrotta da un’esplosione notturna nel garage della famiglia che lo ospita. Il giovane figlio del Professor Uchinomori rimane ferito, mentre tutti i suoi amici muoiono in seguito a una misteriosa malattia. Sul luogo dell’incidente, Adriano trova delle celle, fogli illustrati che rappresentano i fotogrammi di un vecchio cartone animato giapponese degli anni ’80, L’invincibile Robot Grikon V, una serie tv considerata maledetta a causa degli omicidi degli artisti che -morendo- la lasciarono incompiuta. Il giovane Adriano si troverà suo malgrado coinvolto in trame e scontri di fazioni che si combattono dal tempo della Seconda guerra mondiale. Cosa nascondono le formule di cosmologia e fisica dei quanti inscritte prima del loro tempo tra celle di Grikon? E perché chiunque entri in contatto con questi disegni, ne resta fatalmente segnato?

Tra fanatici cacciatori di celle, mercenari e reduci di una guerra ancora incombente e ragazze travestite come i personaggi di “anime”, Adriano dovrà cercare di salvarsi la vita brancolando nei meandri più oscuri del Giappone contemporaneo e in quelli non meno pericolosi di quello del passato.

giovedì 6 marzo 2014

Aggiornamenti su Fukushima: Ritorno al nucleare in Giappone?

Versione estesa e con i link di un mio articolo apparso sabato primo marzo nell'edizione cartacea di pagina99




Il METI, Ministero dell'economia, commercio ed industria giapponese ha recentemente presentato un piano energetico nazionale in cui l'energia nucleare tornerà ad avere un ruolo di rilievo, seppur affiancata da fonti di energia rinnovabile. E’ un cambio di rotta rispetto alla politica energetica degli ultimi tre anni, che a seguito dell'incidente alla centrale nucleare di Fukushima del marzo 2011, ha posto tutti i 48 reattori commerciali in stato di spegnimento a freddo. Il fabbisogno di energia elettrica giapponese era coperto per circa un terzo dalle centrali nucleari. Di conseguenza, le importazioni di gas naturale sono cresciute nel 2013 sino a incidere per 10% degli acquisti dall'estero, facendo toccare - complice uno yen indebolito dalla scommessa dell'abenomics – alla bilancia dei pagamenti giapponese un passivo pari a 112 miliardi di dollari (*)

Nel frattempo, il 27 febbraio scorso è stata confermata la decisione di non incriminare la dirigenza della Tepco (*) e l'allora premier Naoto Kan per negligenze nella gestione dell'emergenza. Va però ricordato che fu l'allora direttore della centrale, Masao Yoshida, a salvare Fukushima da un incidente ancora più devastante, contravvenendo agli ordini dei suoi superiori della Tepco e continuando a raffreddare i nuclei dei reattori con acqua di mare. (*)
L'indulgente normativa, frutto dell'insana intesa tra pubblico e privato giapponese, ha dunque permesso che non fossero riscontrate violazioni alla legge vigente. Tuttavia il governo non ha mostrato di aver imparato alcunché dall'incidente di tre anni fa: la normativa è rimasta essenzialmente immutata e la neonata NRA, Nuclear regulation authority non ha ancora mostrato di essere in grado di far valere la sua opinione nei confronti della potentissima lobby energetica giapponese.
La Tepco - che già aveva sommerso gli sfollati con questionari di centinaia di pagine per ottenere i rimborsi- ha inoltre deciso di sospendere da marzo- e in contrasto con le direttive del governo - i sussidi a coloro che hanno perso il lavoro a causa dell'incidente. (*)
A causa del rilascio di materiale radioattivo, circa 100,000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni nel 2011. Alcune cittadine meno colpite sono tornate ad essere nuovamente abitabili, grazie agli sforzi di decontaminazione ma soprattutto al decadimento naturale dell'isotopo 134 del Cesio, che costituisce il 50% della radiazione ambientale e si dimezza ogni 2 anni. Il più persistente Cesio137 -  il cui periodo di dimezzamento è 30 anni - non consentirà comunque al 60% dei rifugiati (*) soprattutto delle città più vicine alla martoriata centrale di non far ritorno nelle proprie case prima del 2017.
Al di fuori della zona di esclusione la radiazione non presenta rischi apprezzabili: uno studio dell'università di Kyoto sull'esposizione alle radiazioni degli abitanti nei distretti di Tamano e Haramachi, esterni ma in prossimità della zona di esclusione di Fukushima, hanno mostrato come la dose aggiuntiva ammonti a circa 1 mSv/anno ossia a circa il doppio di quella presente nella zona prima del 2011. Si tratta di valori inferiori di quelli di molte città italiane: a Roma si è soggetti a circa 2.6mSv/anno per via del suolo tufaceo di origine vulcanica ricco di torio e radon. (*)
Il problema non è però costituito dal semplice valore del contatore Geiger, ma dal danno irreparabile al tessuto economico e sociale: anche dove l'ordine di evacuazione è stato rimosso pochi mesi dopo l'incidente, solo la metà degli abitanti ha deciso di fare ritorno. In cittadine come  Hirono, a 30 km a sud di Fukushima, la metà della popolazione è costituita dai lavoratori che cercano di porre in sicurezza la centrale.
Alla centrale di Fukushima-1, anche se le perdite di acqua radioattiva dai   serbatoi in cui è stoccata sono quasi all'ordine del giorno,  queste non costituiscono un ulteriore  pericolo per l'ormai contaminata costa antistante alla centrale o per il resto del Pacifico; uno studio statunitense ha concluso che il contributo della centrale di Fukushima è inferiore all'1% rispetto a quello della radioattività naturalmente o artificialmente presente in mare. (*)
Alla centrale la reale sfida è posta dalla messa in sicurezza dei reattori nucleari e dalle barre immagazzinate nella piscina del reattore quattro. In questo caso le opere di consolidamento e costruzione di strutture di protezione proseguono speditamente, anche se al momento è impossibile avvicinarsi all’interno degli edifici. Nonostante il guscio di cemento che contiene i nuclei sia rimasto intatto (a differenza di quanto avvenuto a Chernobyl), la quantità di radiazione è infatti troppo elevata per permettere qualunque intervento umano o robotico.
La messa in sicurezza della martoriata centrale di Fukushima richiederà quindi almeno altri trent'anni. Nel frattempo sono già  più di una dozzina le centrali che hanno fatto richiesta di riattivazione, sia in virtù del loro perfetto stato di salute - risultato di una costruzione con criteri ben più severi di quanto richiesto dalla legge - come quella di Onagawa- o a seguito di lavori di ammodernamento  come quella di Hamaoka.
Il governo Abe prosegue quindi la sua marcia verso un ritorno al nucleare in Giappone, con la ripresa della criticalità nei primi reattori già dai prossimi mesi.
Infatti, nonostante l'incidente di Fukushima abbia rappresentato un punto di rottura  nella fiducia tra cittadini e governo giapponese, il crescente sentimento antinucleare non è decisivo: come le recenti elezioni hanno mostrato, la politica nazionalista ed la  visione revisionista dei misfatti del Giappone nella Seconda guerra mondiale attuata dal partito del Primo ministro Abe, pagano più  – in termini di voti - di una discussione seria sulla politica energetica e soprattutto sull'adeguato controllo del settore privato che una delle maggiori potenze industrializzate del mondo dovrebbe attuare.