martedì 5 agosto 2014

Marnie ed il futuro di Studio Ghibli

Con l’inizio delle vacanze estive, l’ultimo film di Studio Ghibli, Omoide no Marnie - Quando Marnie era qui, è  giunto nelle sale cinematografiche giapponesi. Marnie (qui un trailer) è il primo lungometraggio dello studio dopo l'uscita in tandem nel 2013 di Kaze Tachinu – Si alza il vento di Hayao Miyazaki e Kaguya-hime no monogatari – La Principessa Splendente di Isao Takahata.
Diretto da Hiromasa Yonebayashi (1973), Marnie mostra la maturata abilità del regista, che qui riesce con successo a fondere elementi fantastici e di mistero in un intreccio realistico ed onirico allo stesso tempo. Yonebayashi  ha infatti percorso  tutti i gradini della scala sociale dell’animazione: intercalatore ne La principessa Mononoke (1997), diventa key animator (disegnatore delle immagini chiave delle sequenze) ne La città incantata (1999), per giungere alla sua prima regia con Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento (2010).
(continua a leggere la recensione di Marnie su wired.it o in giapponese su wired.jp)

Tuttavia vi è un problema economico legato al futuro dello studio:  dopo gli ultimi capolavori di Takahata e  Miyazaki e con l’annuncio di quest’ultimo di ritirarsi dalla regia, in Giappone ci si è interrogati sul futuro di studio Ghibli e se gli elevati costi di produzione potessero continuare ad essere recuperati dal successo di sala.  Infatti se Kaze Tachinu – forte del nome del regista – ha incassato più di 100 M$ , Kaguya Hime – costato circa 50M$ - ne ha recuperati poco più di 20M$ al botteghino. Gli incassi non rendono però giustizia alla commovente bellezza dell’animazione  de La Principessa Kaguya, Il capolavororo di Takahata, in cui ogni singola immagine sembra strappata da un unico immenso emakimono (rotoli in cui venivano dipinte  e narrate storie  e leggende). Il film di Takahata ha probabilmente risentito del fatto che Kaguya è la più antica storia esistente in forma scritta in Giappone e dunque perfettamente nota ai potenziali spettatori. 
Nel suo primo fine settimana al botteghino, Marnie ha aperto in terza posizione con 3.7M$, dietro a Maleficent e staccato di poco dal  nuovo (ennesimo) film dei Pokemon. Il risultato non è considerato al momento molto brillante, ma c'è ampio margine di miglioramento. A questi ricavi vanno aggiunti quelli stranieri (ad esempio Arrietty incassò 10M$ in Giappone e 116M$ all'estero). Inoltre agli incassi nelle sale si devono aggiungere quelli del merchandise e della vendita di DVD e BluRay (da poco è uscito quello di Si alza il vento).

Inoltre Ghibli è l'unico studio di produzione che sino ad ora manteneva uno staff di disegnatori e animatori full time. Tutte le altre case di produzione assumono freelance per le singole produzioni, spesso consorziandosi per quelle di maggior respiro. 
In una recente intervista, il produttore Suzuki ha parlato di questi problemi al  programma TV Jonetsu Tairiku (qui, scrollando in basso si può leggere in giapponese le sue parole, unica fonte sino ad ora. Anche qui screen capture). Quello che  ha spaventato i fan di tutto il mondo è stata l'affermazione che lo studio dovrà riposare (il japantimes traduce con brief pause) per un po' nella parte di produzione, probabilmente scorporando il dipartimento di produzione da quello di marketing copyright, confermando purtroppo un rumor di qualche settimana fa. 
[Una cosa simile è avvenuta per la Tatsunoko, che adesso gestisce solo le sue produzioni passate e che dai tempi di Ideon non crea più nuove opere. I disegnatori della Tatsunoko andarono poi a formare lo studio IG.]
Resta da capire cosa succederà in futuro, resta da auspicare che la riorganizzazione consenta di avere una compagnia snella che continui a produrre opere di qualità.

La famigerata immagine in cui Suzuki parla della pausa dell'animazione. Da qui.

domenica 15 giugno 2014

Buon Compleanno Pamela! Otto anni nello spazio, tra raggi cosmici, antimateria, ed eruzioni solari

Oggi   PAMELA compie otto anni.
Il lancio dello spettrometro magnetico è avvenuto  il 15 giugno 2006 dal cosmodromo di Bajkonur (Kazakistan), la  stessa rampa usata per il satellite  Sputnik e per il volo   di Yuri Gagarin.


PAMELA sulla rampa di lancio,  cosmodromo spaziale di Baikonur, Kazakistan 


Lo strumento, del peso complessivo di 470 kg ed alto circa 1.3 m,   è   alloggiato nel satellite russo Resurs DK1 ed è composto di una serie di  rivelatori rivolti alla determinazione del   tipo  ed energia  dei raggi cosmici, (elettroni, protoni, nuclei), con particolare riguardo alla  componente di antimateria,  ad energie e  con  precisioni   sino ad ora mai raggiunte con misure dirette.

Nel corso dei primi otto anni di vita PAMELA ha fornito dati rivoluzionari per la fisica dei raggi cosmici, la componente di antimateria nello spazio (persino intorno alla terra) e la ricerca indiretta di materia oscura. I risultati sono stati pubblicati su NatureSciencePhysical review letters....
L'unico rammarico è che a otto anni dal lancio tutti i dottorandi, post-doc e ricercatori a tempo determinato che hanno lavorato sulla costruzione e l'analisi dati dello strumento sono rimasti precari,  anche perché curiosamente ignorati nei rari concorsi di università ed enti di ricerca intercorsi da allora. 

Buon compleanno PAMELA, e grazie di tutto!


Sinistra: Il satellite russo  Resurs-DK1. E’ possibile vedere i pannelli solari in basso ed il lungo cilindro contenente gli apparati ottici per le osservazioni terrestri. PAMELA è posta nel contenitore pressurizzato nella sinistra della figura. La Terra è idealmente posta nell’alto della figura. Centro: Foto del Resurs-DK1 nelle fasi finali di integrazione a Baikonur (2006). Il contenitore pressurizzato è visibile nella sinistra della Figura. Destra: L’apparato PAMELA nelle fasi finali di integrazione nelle camere pulite di Roma Tor Vergata (2005). E’ possibile distinguere le tre strutture di scintillatori del tempo di volo (S1, S2, S3), utilizzati per la determinazione della velocità e carica delle particelle. Le anticoincidenze (AC) poste intorno all’apparato consentono di eliminare eventi non validi provenienti dai lati;  lo spettrometro magnetico (TRK) è collocato tra i due scintillatori S2 ed S3, mentre il calorimetro silicio tungsteno (CALO), lo scintillatore di coda (S4) ed il rivelatore di neutroni (ND) vengono utilizzati per determinare la natura (leptone o adrone) dell’evento, e la  sua energia (nel caso di elettroni/positroni).

mercoledì 21 maggio 2014

Il dio Terminus: la Fondazione di Asimov diventa un manga.

La Sideranch giapponese ha iniziato nell’ottobre 2013 la trasposizione della saga della Fondazione di Isaac Asimov. Il tratto, pulito ed essenziale, rende onore ai personaggi dei romanzi, restando fedele alla caratterizzazione dell’autore.
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Anche nella narrazione delle vicende si nota con piacere  l'aderenza quasi maniacale al testo originale. Non solo nomi ed i ruoli sono traslitterati fedelmente, ma numeri, cifre e date presenti nel manga coincidono con quelli del romanzo,  a sottolineare la passione dei curatori.
Nella concezione delle storie della Fondazione, originariamente pubblicate ad episodi a  partire dal 1942, Asimov trasse ispirazione  dal "Declino e caduta dell'impero romano", di Edward Gibbon. La monumentale opera dello storico anglosassone descrive il  crollo dell'Impero romano dalle prime avvisaglie sino alla sua fine in occidente nel V secolo e un millennio dopo in oriente.
Il primo volume,di quasi 300 pagine, copre le prime tre storie di Fondm2Clipboard01azione. Nel primo capitolo incontriamo Hari Seldon ed il suo futuro successore, Gaal Dornick. Assistiamo quindi alla nascita della Fondazione su un pianeta nella estrema periferia galattica ed ai suoi primi scontri con i sistemi vicini. Lo scopo apparente è di redigere una onnicomprensiva Enciclopedia Galattica, ma l'obiettivo reale è quello di preservare scienza e tecnologia evitando che periscano nel crollo dell'impero galattico, in analogia a quanto avvenuto in Europa nel Medioevo.
Il nome del pianeta cui viene posta la Fondazione, Terminus, ha un valore simbolico molto importante per Asimov, che  dichiara di aver letto per ben due volte l’opera di Gibbon: Terminus era infatti il dio romano preposto alla guardia dei confini dell'impero. Era rappresentato da una  massiccia pietra  posta nel tempio di Giove sulla collina del Campidoglio. Nelle parole di Gibbon solo Terminus, di tutte le divinità inferiori,  aveva rifiutato di piegarsi al volere di Giove e gli àuguri avevano dedotto che i confini di Roma non si sarebbero mai ritirati sino a che il dio fosse rimasto al suo posto.
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